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4 domande a...

Elisa Beschi

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Elisa Beschi


Psicologa clinica dell'adulto e dell'adolescente specializzata in psicologia giuridica e psicodiagnostica clinica e forense.


elisabeschi@yahoo.it

Oggi abbiamo con noi la dott.ssa Elisa Beschi per parlare del tema della maternità. Elisa è una collega ed è una mamma, quindi potrà confrontarsi con noi attingendo sia all'esperienza professionale che a quella personale.


Mi interessa soprattutto affrontare la tematica da un punto di vista diverso dal solito: vorrei rimuovere la patina magica e mettere sotto i riflettori le verità più autentiche e, (di conseguenza scomode).

Cosa ne dite?

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Sfogliando i social Network si leggono post e si incontrano immagini che mi lasciano perplesso. Possibile che nessuno parli di quanto sia difficile e faticoso essere madre?

La maternità è una di quelle “dimensioni” in cui una donna sente di dover riuscire, fornendo sempre il meglio al proprio bambino, (che erroneamente si fa coincidere con la perfezione) e facendo credere agli altri che tutto ciò le venga “spontaneo” e “naturale”, senza il minimo sforzo. La ragione di questo comportamento potrebbe risiedere nel fatto che la donna viene considerata, fin dalla nascita, portatrice di un istinto materno che la dovrebbe condurre a svolgere con facilità e naturalezza il proprio ruolo di genitrice, senza dover incorrere in frustrazioni e momenti di fragilità.

Si tacciono così molte problematiche legate a questo ruolo e si finisce a recitare il ruolo della “madre perfetta”: ognuna però isolata nel proprio mondo fatto di solitudine e di sentimenti scomodi di cui diventa veramente difficile parlare.

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Siamo qui per sfatare miti e smontare favole. Proviamo a farlo sul tema "allattamento al seno".

Il fatto che la madre giusta e capace debba necessariamente allattare è anche qui frutto di un costrutto sociale che causa non poche sofferenze e disagi a chi, per scelta o per impossibilità, non ha potuto farlo. Nei vari discorsi che ascolto tra le mamme c’è quasi una sorta di “gara” a chi ha allattato di più, come se il bambino più allattato potesse implicitamente coincidere con quello più amato. Nella mente delle donne circola l’idea che l’allattamento al seno crei un legame particolarmente viscerale tra madre e figlio che sarebbe invece precluso a chi deve usare un biberon. A livello psichico ciò è estremamente errato, poichè non ha nessun fondamento.

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Cosa consiglieresti alle donne che stanno pensando di diventare madri: quali voci ascoltare, quali ignorare?

La maternità è un viaggio straordinario ed estremo dentro se stesse, è qualcosa che ci cambia profondamente ed è un evento nei confronti del quale è normale avere paura. Durante la gravidanza, specialmente se siamo alla prima esperienza, è normale che si sviluppino degli ideali sul tipo di genitore che vorremmo essere: “non dormirà mai nel lettone con me”, “lo allatterò sempre al seno”, “niente farmaci solo omeopatia”, “tanti giochi e mai la televisione” e così via. Sono pensieri assolutamente normali che però, inevitabilmente, subiranno delle trasformazioni una volta a contatto con la realtà. Ci capiterà di dover venire a patti con questi ideali, sentendoci imperfetti, un po’ sbagliati e talvolta “cattivi”. Cerchiamo di essere indulgenti con noi stesse e soprattutto continuiamo ad ascoltarci come persone: i nostri bisogni, le nostre emozioni, le nostre necessità continuano ad esistere anche e soprattutto in presenza di un bambino.

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Capita di incontrare madri profondamente sole e senza sostegno che si sentono diverse e non hanno il coraggio di condividere il loro sentire. Diamo loro un messaggio!

Con la maternità, un gomitolo contorto di emozioni e sentimenti mi aveva completamente investita e anche io, come molte madri, sono stata vittima del silenzio e dell’ipocrisia. Ho sofferto molto e soltanto grazie ai miei studi e all’analisi condotta su me stessa sono riuscita a capire. Vorrei dire alle donne che non hanno il coraggio di condividere il loro sentire una cosa che forse apparirà scontata ma che spero abbia un effetto catartico: non siete sole. Non siete sole quando il bambino piange e non riuscite a capire perché. Quando dopo una notte insonne, il neonato vi cerca ancora e vorreste soltanto scomparire. Non siete sole quando vi sentite “cattive” perché magari, dopo settimane chiuse in casa, vorreste uscire per un aperitivo con le amiche lasciando il bebè a qualcun altro. Non siete sole quando arrivate a pensare: “ma chi me l’ha fatto fare?”. Quando il latte non è abbastanza e il bambino grida e vorreste passare al biberon. Non siete sbagliate, non siete manchevoli di nulla.

E' tutto, a presto!

Contatti

Email: simonericco.psi@gmail.com
Website: http://www.psicologiaperlinfanzia.it
Phone: 333 68 58 096
Twitter: @simonericc1

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