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4 domande a...

Patrizia Negri

4 domande a...Patrizia Negri
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Grafologa e ri-educatrice della scrittura


panegri@libero.it

Ciao, grazie di essere con noi oggi. Raccontaci della tua esperienza professionale.

Ho svolto la professione di Insegnante e, dopo aver conseguito il diploma in Grafologia e in Rieducazione della scrittura, ho iniziato ad occuparmi sia di analisi di personalità, finalizzata anche all’orientamento scolastico, sia di prevenzione di difficoltà grafiche in corsi di formazione rivolti agli insegnanti di Scuola d’Infanzia e di Scuola Primaria.

Mi dedico alla rieducazione della scrittura quando essa presenta evidenti segnali di difficoltà grafomotoria o disgrafia.Sulla base di informazioni raccolte nel colloquio con i genitori e degli esami effettuati di tipo motorio, di lateralità e grafo-motorio, stilo una diagnosi funzionale ed un programma di lavoro di recupero, tenendo conto delle potenzialità e delle difficoltà specifiche dello scrivente, per realizzare un intervento mirato.

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In che campi è possibile applicare un intervento ri-educativo per la scrittura?

La disgrafia riguarda esclusivamente il gesto grafico e comporta un’incapacità parziale nell’esecuzione della scrittura manuale. Il problema è che, al di là dell’aspetto tecnico in sé, (legato all’apprendimento propriamente grafo-motorio), un bambino con tali difficoltà matura un crescente senso di inadeguatezza rispetto alle richieste scolastiche e alle aspettative di insegnanti e genitori, con crescente sfiducia nelle proprie capacità.


  • La mano del bambino disgrafico a livello esecutivo scorre faticosamente per tracciare lettere e cifre, mentre la sua postura e impugnatura sono spesso scorrette poiché il tono muscolare tende ad essere troppo rigido o eccessivamente rilasciato.

  • D’altra parte, il gesto grafico risulta scarsamente fluido, con frequenti errori di direzione: o troppo lento, o troppo rapido e mal controllato, spesso aritmico e rigido, con pressione irregolare.

  • Anche la capacità di utilizzare lo spazio grafico è di solito carente: il bambino non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra le righe, tra le lettere e tra le parole, senza riuscire ad allineare i grafemi in modo regolare sul rigo di base.

  • Conseguentemente, la scrittura diventa stereotipata ( con lettere uguali tra loro), spesso illeggibile, disordinata e maldestra nella conduzione del tracciato.

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In riferimento ai primi anni di sviluppo, quali errori si dovrebbero evitare, in quanto genitori, relativamente alla prensione e al disegno?

Il fine autentico di un percorso di rieducazione è quello di restituire al bambino il piacere di scrivere. Lo stesso piacere che anima il bambino quando, molto piccolo, comincia a lasciare le prime tracce con lo scarabocchio liberando le sue energie e manifestando le sue potenzialità di slancio e di attività ancora grezzi e non organizzati. Dall’evoluzione dello scarabocchio nasce il disegno. E’ un momento molto positivo per il bambino, che segue per ora il principio di piacere. Il genitori e la scuola rivestono, comunque, un ruolo fondamentale nell’incoraggiare, nel fornire gli strumenti adatti, ma soprattutto nell’intervenire a rafforzare l’influenza di fattori favorevoli all’espressione “libera” del bambino, che si realizza al meglio in un ambiente ricco di stimoli, in cui si sente a suo agio. Occorre accompagnare il piccolo verso l’autonomia, facendo in modo che ogni novità si inserisca in una routine quotidiana. Gli esercizi di motricità fine, (travasare con la pinza, comporre puzzle, avvitare e svitare, ritagliare, modellare con il pongo, punzonare, colorare…), allenano, ade esempio, la mano alla precisione e alla scrittura.

Il bambino che controlla e rinforza la mano avrà meno difficoltà a scrivere.

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Pensiamo inoltre a chi ha un ruolo educativo: che margine di intervento esiste nelle scuole?

Le scuole possiedono ampi spazi di manovra per valorizzare le risorse interne e per integrare e migliorare l’offerta didattica con progetti mirati.E’ utile ricordare che scrivere a mano non è un’abilità motoria semplice, né spontanea.

L’impugnatura di una matita, ad esempio, si imposta tra i 4 e i 6 anni e che andrebbe promossa per gradi. Se un bambino si abitua precocemente ad usare una matita prima di avere sviluppato i muscoli della mano e la dissociazione delle dita, c’è il rischio che si fissi in una presa disfunzionale, che poi diventerà molto difficile modificare.

La strada che porta alla scrittura va preparata con gradualità attraverso tracciati di pregrafismo con regole spaziali, formali e grafo-motorie che, ripetute in modo anche ludico, diventano abitudini consolidate fino a diventare automatismi, utili per affrontare la letto-scrittura all’inizio della Scuola Primaria.

E' tutto, appuntamento tra dieci giorni per un approfondimento sulle impugnature!

Contatti

Email: simonericco.psi@gmail.com
Website: http://www.psicologiaperlinfanzia.it
Phone: 333 68 58 096
Twitter: @simonericc1

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